I disturbi alimentari sono tra le espressioni di sofferenza psicologica più complesse, perché coinvolgono insieme il corpo, la mente e le relazioni. Il cibo, in queste situazioni, smette di essere semplicemente nutrimento e diventa uno strumento — spesso inconsapevole — per gestire emozioni difficili da riconoscere o esprimere altrimenti: ansia, senso di inadeguatezza, bisogno di controllo, o un vuoto emotivo che si cerca di colmare o di tenere a bada.
Come psicologa psicoterapeuta con un approccio sistemico relazionale, non guardo al sintomo alimentare come a un problema isolato, ma come a un segnale che nasce spesso all’interno di una storia personale e familiare più ampia. Le relazioni significative, in particolare quelle con le figure di riferimento durante la crescita, hanno un peso importante nella costruzione dell’immagine di sé e del proprio rapporto con il corpo.
Chi convive con un disturbo alimentare può sperimentare pensieri costanti legati al cibo e al peso, un forte disagio verso la propria immagine corporea, comportamenti di controllo o di perdita di controllo alternati, e un forte senso di vergogna o isolamento che rende difficile parlarne, anche con le persone più vicine. Questi vissuti possono manifestarsi in forme diverse e con intensità differenti, ma meritano sempre attenzione e ascolto professionale, anche in una fase iniziale.
Un percorso di psicoterapia può accompagnarti nel comprendere il significato che il sintomo alimentare ha assunto nella tua storia, lavorando con gradualità sulla relazione con te stesso, con il tuo corpo e con chi ti circonda. Nei casi che lo richiedono, il percorso psicologico si affianca a una presa in carico multidisciplinare, insieme a medici e nutrizionisti. Se riconosci questi vissuti, in te o in una persona cara, non affrontarli da solo o sola: possiamo parlarne insieme, in studio a Genova Sturla o online.
